STUDIO LEGALE
SCAFETTA

La Corte Costituzionale dichiara illegittimo il blocco stipendiale

itervista dell'avv. Scafetta a leggo
di Michela Scafetta

Il 24 giugno 2015 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco degli stipendi statali, tuttavia l’effetto non sarà retroattivo.

Questo significa che, a partire dalla data di pubblicazione della sentenza, riprenderà l'automatismo delle progressioni stipendiali ma quello che è andato perduto non potrà essere recuperato.

Una decisione sospirata che però lascia l'amaro in bocca.

Ricordiamo che nel 2010 il Governo aveva imposto il blocco stipendiale per il triennio 2011, 2012, 2013.

Nonostante le molte polemiche e i vittoriosi proclami della politica e delle rappresentanze militari e sindacali, il blocco si era protratto nel 2014 e 2015 lasciando poche speranze anche per gli gli anni a venire.

La sentenza del 24 giugno porrebbe fine a questo scempio (il condizionale è d'obbligo quando si ha a che fare con certa politica) e, quando verrà pubblicata, riattiverà gli incrementi stipendiali dei pubblici dipendenti.

Purtroppo, non essendoci copertura per l'anno corrente, è possibile che gli aumenti si avranno materialmente in busta paga a partire dal 2016 (comprensivi degli arretrati maturati da adesso in avanti).

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-- Avv. Michela Scafetta (titolare dello studio)

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La decisione di non dare effetto retroattivo alla sentenza sembra essere dovuta al fatto che, secondo l'Avvocatura di Stato, gli arretrati maturati in questi quattro anni ammonterebbero a 35 miliardi di Euro: un grosso problema per il bilancio dello Stato.

Se queste fossero le motivazioni saremmo di fronte a un grave caso di sottomissione della Corte Costituzionale agli interessi economici del Governo, che in caso di retroattività avrebbe dovuto rivedere le proprie priorità in materia di spesa pubblica.

Una tale sottomissione costituirebbe una palese violazione del principio di indipendenza tra Poteri dello Stato.

La Consulta giustifica la mancata retroattività richiamando l'art. 81 della Costituzione che darebbe al Governo la facoltà di adottare provvedimenti per la salvaguardia dell'equilibrio fra le entrate e le spese, provvedimenti che però non possono protrarsi a tempo indeterminato.

In ogni caso, al di là di ogni considerazione giuridica, restano la soddisfazione per un diritto riconosciuto, l'amarezza per un danno non risarcito e la prospettiva, non ancora in atto, di un armonico sviluppo retributivo del personale della Pubblica Amministrazione.

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