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HOME > LO SPORTELLO UNICO PER L'EDILIZIA > Norme semplici e procedure snelle col Testo Unico sull’edilizia

In un Paese che ha un gran bisogno di riqualificare le città e di migliorare la qualità complessiva dell’edilizia esistente, dopo una lunga attesa, è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 245 del 20 ottobre 2001, con D.P.R. del 6 Giugno 2001 n. 380, il Testo Unico in materia edilizia.

Le norme che regolavano attualmente gli interventi edilizi privati erano innumerevoli, sparse in diversi provvedimenti di varia natura (a volte di nessuna attinenza con la materia),frammentarie e, spesso, persino contraddittorie visto che il legislatore è intervenuto su singole norme dimenticandosi a volte di abrogare quelle vecchie.
Ciò dunque comportava il perdurare di una situazione di incertezza, farraginosità, lentezza procedurale, anche per interventi tutto sommato minori e di nessuna rilevanza per l’interesse pubblico.

La situazione doveva essere rapidamente superata; le norme erano troppe, non chiare e dunque suscettibili di interpretazioni e di prassi molto diversificate; la buona volontà dei singoli non era sufficiente a rendere meno tortuose le procedure e più accettabili i tempi di attesa.
Occorreva semplificare, definire poche norme chiare; distinguere una buona volta in modo netto fra interventi minori per i quali le procedure devono essere poche
(o anche nessuna) e gli interventi per i quali è giusto vi sia attenzione in quanto trasformano in modo significativo il territorio.

La stesura di un Testo Unico rappresenta dunque un fatto importante per fare finalmente chiarezza sulle procedure da seguire negli interventi di trasformazione degli immobili.

La nuova normativa sarebbe dovuta entrare in vigore a gennaio del 2002, ma fatto davvero singolare, oltre a essere già oggetto di due rettifiche che hanno condotto alla sua ripubblicazione, è entrata in vigore il 1° luglio 2003, poiché il Governo aveva già dichiarato che era necessario coordinarla con la legge 443/2001, detta anche legge “obiettivo”, legge che delega al governo poteri sulle infrastrutture e gli insediamenti produttivi.

Il Testo Unico, oltre ad affrontare la nota questione della distinzione fra i compiti assegnati allo Stato e quelli assegnati alle Regioni in materia edilizia, contiene una articolata definizione delle tipologie di intervento edilizio che dovrebbe valere su tutto il territorio nazionale; rende facoltativa la presenza della Commissione Edilizia; introduce lo “SPORTELLO UNICO PER L’EDILIZIA” che ha il compito di curare il rapporto fra i privati proprietari e i vari uffici dell’Amministrazione o di altri enti pubblici cui è richiesto un parere, ma anche di fornire informazioni, liberalizza completamente gli interventi di manutenzione ordinaria e quelli finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche.

Il Testo Unico, riduce a due i titoli che abilitano all’intervento edilizio: il Permesso di costruire (che sostituisce la vecchia concessione edilizia) e la Denuncia di inizio attività ; scompare l’autorizzazione edilizia.

Il permesso di costruire è richiesto per interventi di nuova costruzione e per gli interventi di ristrutturazione urbanistica ed edilizia (in quest’ultimo caso solo se l’intervento presenta alcune specifiche caratteristiche). La Denuncia di inizio attività è richiesta per tutti i casi in cui non serve il Permesso di costruire.

Il Testo Unico definisce i tempi per l’espletamento delle procedure; riordina fra l’altro, anche la materia delle sanzioni in caso di interventi abusivi o difformi; ingloba all’interno anche la normativa tecnica per l’edilizia (quale ad esempio la regolamentazione delle opere in cemento armato; delle parti impiantistiche, ecc) ed indica tutti i provvedimenti che vengono abrogati in tutto o in parte.

Non sarà un testo di legge a risolvere i problemi che oggi deve affrontare chi ha bisogno di effettuare interventi edilizi, però potrebbe essere un passo avanti almeno per rilanciare un obiettivo importante , quello della semplificazione delle norme e della velocizzazione delle procedure.

Il Testo Unico n. 380\2001 è solo il punto d’arrivo di un lunghissimo iter fatto di leggi, regolamenti, convenzioni ecc. che, è bene riportare alla mente per meglio comprendere la situazione attuale.

Se volessimo definire cronologicamente l’Urbanistica moderna, dovremmo dire che essa affonda le radici nel XVIII secolo, epoca in cui si sono manifestati due fenomeni strettamente connessi tra loro: l’accelerazione del tasso di crescita della popolazione determinato essenzialmente da un rallentamento della mortalità infantile e l’avvio del processo di industrializzazione ( soprattutto in Inghilterra e Francia), fenomeni che alterano l’equilibrio tra città e campagna e creano una concentrazione nelle grandi città con sprechi enormi di risorse ( umane ed economiche) e gravissime tensioni nel tessuto sociale.

L’urbanistica nasce appunto come tentativo – poco riuscito- di correggere i mali della città industriale.

Negli ultimi quarant’anni il dibattito nell’urbanistica, è stato particolarmente intenso e numerose sono le “analisi” e le “terapie” da esso scaturite.

Si è posto innanzitutto l’accento sul problema delle rendite urbane come causa principale delle attuali disfunzioni; si è affermata inoltre l’esigenza di legare le scelte territoriali a quelle economiche; sono state talvolta svalutate le posizioni illuministiche e tecnocratiche; è stata spesso esaltata  la partecipazione quale garanzia di un più incisivo controllo pubblico dell’uso del suolo.

Recentemente poi il discorso si è arricchito con i temi dell’ecologia, dello spreco delle risorse naturali e del suolo, della tutela delle aree agricole, dei beni culturali, del riuso del patrimonio edilizio esistente.

All’ampiezza di questo dibattito ha corrisposto nell’ultimo decennio una normativa urbanistica altrettanto copiosa e complessa quale mai storicamente era stata prodotta.

Fino al Testo Unico n.380\2001 i risultati sul piano fattuale sono stati estremamente poveri e deludenti, infatti, la maggiore consapevolezza della complessità del problema urbanistico ha finito talvolta per svalutare all’occhio degli urbanisti e delle amministrazioni locali, quel patrimonio di conoscenze tecniche, di prassi e normative (allineamenti, sporgenze, proporzioni tra edifici pubblici e privati), che per secoli avevano garantito l’alta qualità del prodotto urbano: col risultato di aggravare i fenomeni del degrado e di far perdere anche all’urbanistica la sua identità originaria di “progettista”, distogliendola sempre più dalle matematiche e dalle scienze della natura.

 

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Fonti:

- A.S.P.P.I. net – il portale italiano sulla casa e sugli immobili

- BENEVOLO, Le origini dell’urbanistica moderna, Bari, 1971; AYMOMONINO, Le origini dell’urbanistica moderna, in critica Marxista, 1961, 19;ARDIGO’,La diffusione Urbana, Roma, 1967;ZOCCA, Sommario di storia urbanistica delle città italiane dalle origini al 1860, Napoli, 1861; SICA, Storia dell’urbanistica, Bari – Roma (Laterza), 1991. Sull’architettura moderna: BENEVOLO, Introduzione all’architettura, Bari, 1972; ZEVI, Architettura della modernità,
Roma,1994.SALVIA TERESI, Manuale di diritto urbanistico, CEDAM 2002.

- Che il fenomeno delle rendite parassitarie rappresenti una delle cause principali dell’attuale disordine urbanistico, è incontrovertibile. E’ pur vero che la scarsa, qualità progettuale è tenuta nascosta “dal paravento della speculazione considerata colpevole di tutti i mali” ( su questi problemi CERVELLATI, Il significato urbanistico del riuso, 1978).

- INDOVINA, Base materiale e schema interpretativo per la modificazione dell’organizzazione del territorio, in AA.VV., Potere e piani urbanistici, Milano, 1975,103

- CAMPOS VENUTI, Urbanistica ed austerità, Milano, 1978, 48