Separarsi con consapevolezza

Quella notte avevo dormito male, non era perché la mattina dopo avevo una causa importante, una discussione da preparare, ma semplicemente perché dovevo aiutare un mio cliente a salvare il suo matrimonio o comunque a tentare di farlo.

Tutto cominciava all’inizio del mese di novembre quando in studio ricevevo la sua telefonata.

Raffaella, la mia segretaria, entrando nella mia stanza mi diceva: avvocato al telefono c’è un uomo che piange, pare abbia scoperto che la moglie lo tradisce.

Non potevo farlo aspettare, gli facevo fissare un appuntamento di lì ad un’ora. L’uomo entrava nel mio studio e veniva fatto accomodare nella stanza dove solitamente ricevo. Nell’entrare nella stanza trovavo un uomo distrutto. Mi sedevo dinnanzi a lui.

L’uomo mi guardava cercando di capire se avrei potuto aiutarlo.

Dopo essersi sciolto in un pianto liberatorio, tirava fuori una lettera anonima che aveva ricevuto e che diceva chiaramente che sua moglie lo tradiva.

La lettera era particolareggiata, luoghi orari ed il nome dell’amante.

Io immediatamente gli davo un paio di dritte su come comportarsi, fornivo il numero dei consulenti che in questi momenti servono (investigatore privato, consulente informatico, psicologa) e lo invitavo a non farsi prendere dalla rabbia. Dovevamo capire cosa stava succedendo nella vita, nella testa e nel cuore della moglie e soprattutto dovevamo prepararci una strategia per un’eventuale causa di separazione.

Bisognava salvare immobili e figli. In un mesetto sapevamo tutto di lei e lui. Orari, spostamenti, messaggi, nomignoli, foto e tanto altro ancora. Avevamo chiara la situazione.

Una sola certezza: salvare il salvabile.

Così quella mattina, con questo pensiero ero andata in studio.

Il mio cliente voleva che fossi io a rivelare alla moglie quanto scoperto e voleva che in un certo modo, la mettessi spalle al muro, da donna a donna. Non so perché lui ci tenesse così tanto, forse perché la vergogna di lei sarebbe stata tanto grande da farla capitolare subito.

Avevo fissato un appuntamento sul presto, in modo da non avere altri clienti in studio ed evitare scenate. Lei era completamente all’oscuro e sapeva di essere nel mio studio per altre ragioni.

Dopo essersi entrambi accomodati in sala riunioni e aver bevuto un caffè, entravo nella stanza, con una cartellina in mano e mi presentavo alla donna.

Salutavo il marito con una certa confidenza.

Mi sedevo e giravo la cartellina che avevo con me, dal lato in cui ci sono scritti i nomi delle parti.

C’era il nome del marito, in alto, al centro c’era scritto “contro” e sotto il nome della donna.

Lei mi guardava spaventata, con il terrore negli occhi.

Si rendeva conto che era stata scoperta. Io la guardavo e le dicevo “mi dispiace” poi continuavo: “davanti a noi abbiamo tre strade, la prima, una separazione giudiziale (le mostro la procura che il marito mi aveva già firmato); la seconda, una separazione consensuale (le mostro una procura in cui mancava solo la sua firma, c’era quella del marito); la terza, buttarsi tutto alle spalle e ricominciare con l’aiuto di una terapia di coppia, perché non sempre si tradisce per amore ma anche per noia e la noia può essere sconfitta”.

Lei scoppiava a piangere, cercava di giustificarsi inutilmente.

Li lasciavo soli per un po’, il tempo di fare un paio di telefonate e rientro. Il mio cliente, con una forza fuori dal comune, l’abbracciava e le diceva di essere pronto ad aiutarla a salvare il loro matrimonio ed i loro figli piccoli.

Lasciavano lo studio, lui prima di uscire mi abbracciava e mi ringraziava.

Io non so cosa sia stato di loro, non so se nei fatti siano riusciti a mettersi tutto alle spalle o se fingano di averlo fatto ma sono certa che in qualche modo ho dato il mio contributo ad un uomo disperato che in un momento così buio, non si è sentito solo.

Se un giorno decidesse di separarsi, affronterà un processo con una cognizione diversa, quella di aver tentato tutte le strade prima di arrivare in Tribunale.

2 commenti

  1. mi piace l’idea del perdono,da un senso di umanità che ormai è svanito…si vede che lui era ancora innamorato ma lei se l’ha tradito difficilmente lo amava…non so…io mi sono separato perché non l’amavo più,non perché avevo qualcun altro…ora ottengo una fragile pace con la mia ex ma per me è già una vittoria



    • Hai ragione, in effetti il tradimento è solitamente il sintomo di una storia finita. A volte però si verificano situazioni particolari in cui il tradimento avviene per cause più complesse e, se ci sono i presupposti, si può recuperare.



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