Quando la giustizia ha il coraggio di volare alto
L’assoluzione degli otto piloti dell’Aeronautica Militare: il Tribunale di Latina scrive una pagina di verità.
C’è un momento, in ogni processo, in cui le parole smettono di essere difesa e diventano verità.
È accaduto ieri, nell’aula del Tribunale di Latina, quando il Giudice Mario La Rosa ha pronunciato le parole che aspettavamo da anni: “Perché il fatto non sussiste”.
Otto piloti dell’Aeronautica Militare, accusati ingiustamente per il cosiddetto “battesimo di volo”, sono stati assolti con formula piena.
E in quell’aula, insieme alla tensione e all’attesa, si è respirato anche qualcosa di più grande: la riconquista dell’onore, della dignità e della fiducia nella giustizia.
Così ho esordito nella mia arringa, perché era necessario dirlo con chiarezza.
Questa denuncia non è figlia del diritto, ma della rabbia. Una rabbia maturata dopo l’espulsione dall’Aeronautica, un sentimento di vendetta travestito da richiesta di giustizia.
E questi otto ragazzi, con le loro tute, i loro sogni e il loro senso di appartenenza, sono diventati soltanto il mezzo per colpire più in alto.
Non importa chi fossero: potevano essere chiunque. L’obiettivo era colpire l’Istituzione.
E loro si sono trovati nel posto sbagliato, nel momento in cui qualcuno cercava un bersaglio.
Nel corso del dibattimento abbiamo smontato, punto per punto, ogni forzatura. Il cosiddetto “battesimo” non era un abuso: era una tradizione antica e condivisa, vissuta da uomini e donne, un rito simbolico di ingresso nel gruppo di volo. Un momento di goliardia, non di sopraffazione.
Come ho detto in aula:
“Trasformare un termine tecnico di volo in un grido di dolore è un artificio retorico che il dibattimento ha già smascherato”.
“Il dolo è volontà di nuocere. Qui, invece, c’è solo la volontà di condividere un momento”.
E ancora:
“Confondere scherzo e violenza significa tradire il senso stesso del diritto penale”.
Il Giudice Mario La Rosa ha avuto coraggio da vendere. Un magistrato capace di ascoltare, leggere, valutare senza farsi travolgere dal clamore, e di scrivere una sentenza limpida, equilibrata, che restituisce fiducia nel sistema. Una decisione che non si limita ad assolvere: restituisce respiro alla giustizia stessa. In un tempo in cui spesso si giudica per compiacere, La Rosa ha scelto di giudicare per convincimento. E questo, oggi, vale più di qualsiasi applauso.⸻
Lo dissi in arringa, guardando negli occhi quei ragazzi:
“La giustizia non è vendetta, ma ricerca di equilibrio. E qui, l’equilibrio porta a una sola conclusione: assoluzione.”
E oggi quella frase ha trovato compimento. Perché la giustizia, quando trova chi ha il coraggio di applicarla senza paura, sa ancora volare alto.