
Ci sono viaggi che sogni per anni. Altri, invece, arrivano quasi per caso.
Per questa estate avevo immaginato una destinazione completamente diversa. Avrei voluto tornare in Oriente, una parte del mondo che continuo ad amare profondamente. Poi, nei mesi precedenti alla partenza, le tensioni internazionali e la guerra mi hanno consigliato prudenza. Ho preferito rinunciare.
Così, quasi per ripiego, ho iniziato a guardare una cartina della Spagna.
L’Andalusia.
Una regione che conoscevo solo in parte e che, lo ammetto, avevo sempre sottovalutato.
Oggi, tornata a casa, posso dire che è stato uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto.
Ed è per questo che voglio raccontarlo.
Non come una guida turistica.
Ma come se stessi prendendo per mano chi, per scelta o per necessità , oggi non può viaggiare. Se riuscirò a farvi sentire il rumore dell’acqua dell’Alhambra, il canto di una chitarra flamenca o il silenzio di un convento di Ronda, allora questo viaggio continuerà anche attraverso queste pagine.
Siviglia, dove Oriente e Occidente si danno la mano
Il primo incontro con l’Andalusia è stato Siviglia.
Una città che non si lascia conoscere in fretta.
Bisogna entrarci lentamente, passeggiare nel Barrio de Santa Cruz, perdersi nei suoi vicoli stretti, attraversare cortili pieni di aranci e lasciarsi sorprendere da piazzette che sembrano rimaste identiche da secoli.
Poi compare la Giralda.
Oggi è il campanile della Cattedrale, ma per oltre duecento anni fu il minareto della grande moschea almohade.
È il simbolo perfetto dell’Andalusia.
Qui la storia non viene demolita.
Viene trasformata.
La Cattedrale, una delle più grandi del mondo, custodisce i resti di Cristoforo Colombo, mentre poco distante Plaza de España rappresenta probabilmente una delle piazze più scenografiche d’Europa, con i suoi ponti, i canali e le ceramiche dedicate a tutte le province spagnole.
Ma ciò che ricordo di più di Siviglia è la sua atmosfera.
Una città elegante senza essere ostentata.
Monumentale senza essere fredda.
Capace di farti sentire parte della sua storia.
Il flamenco: la voce dell’anima andalusa
Una sera siamo entrati in un piccolo tablao.
Le luci si sono abbassate.
Una chitarra ha iniziato a suonare.
Poi è arrivata una voce.
Profonda.
Ruvida.
Quasi dolorosa.
In quel momento ho capito che il flamenco non è uno spettacolo.
È un racconto.
Nasce dall’incontro tra culture diverse: quella gitana, quella araba, quella ebraica e quella cristiana.
È l’espressione di un popolo che ha trasformato il dolore, la nostalgia, l’amore e la speranza in arte.
Gli andalusi parlano del duende, una parola resa celebre da Federico GarcÃa Lorca.
Non indica il talento.
Non indica la tecnica.
È quella misteriosa scintilla che, per qualche minuto, permette all’artista di mettere completamente a nudo la propria anima.
Quando il duende arriva, il pubblico smette persino di applaudire.
Ascolta.
Respira.
Si emoziona.
E anche chi non comprende una sola parola dello spagnolo capisce perfettamente tutto.
Perché il flamenco non parla alla mente.
Parla direttamente al cuore.
Cadice, dove il mare racconta tremila anni di storia
Lasciata Siviglia siamo arrivati a Cadice.
Fondata dai Fenici oltre tremila anni fa, è una delle città più antiche d’Europa ancora abitate.
Il mare qui non è soltanto un panorama.
È il vero protagonista.
Ha portato commerci, ricchezza, esploratori e culture diverse.
Passeggiando nel Barrio del Pópulo si ha la sensazione che ogni pietra abbia qualcosa da raccontare.
Ronda, dove il silenzio ha ancora un valore
Ronda è uno di quei luoghi che nessuna fotografia riesce davvero a raccontare.
Il Puente Nuevo unisce due estremità della città sospese sopra una gola profonda oltre cento metri.
Di giorno è spettacolare.
Ma è la sera che diventa indimenticabile.
Abbiamo scelto di dormire proprio davanti al ponte.
Quando i visitatori sono andati via e la città si è svuotata, Ronda è tornata ad appartenere ai suoi abitanti.
Le luci hanno illuminato lentamente la pietra.
Il vento saliva dalla gola.
Il rumore dell’acqua arrivava appena.
E il tempo sembrava essersi fermato.
La mattina seguente, aprire la finestra e ritrovare quello stesso panorama è stato uno dei momenti più emozionanti del viaggio.
Passeggiando nel centro storico ci siamo imbattuti anche in piccoli conventi.
In uno di questi abbiamo ascoltato le clarisse cantare dietro una grata.
Non si esibivano.
Pregavano.
E in quel momento ho avuto la sensazione che l’Andalusia custodisse ancora qualcosa che in molte parti d’Europa stiamo lentamente perdendo: il valore del silenzio.
Granada e un sogno lungo una vita
Per me Granada aveva un significato speciale.
La prima volta che vidi l’Alhambra ero una bambina.
Ero lì con i miei genitori.
Ricordo di aver guardato verso un edificio all’interno delle mura.
Mi dissero che era il Parador.
Pensai soltanto una cosa.
“Che fortuna deve avere chi può dormire qui.â€
Quel pensiero è rimasto nascosto dentro di me per decenni.
Quest’estate è tornato.
Dormire nel Parador dell’Alhambra è stato molto più che soggiornare in un albergo.
È stato realizzare un sogno nato da bambina.
Ma soprattutto è stato viverlo con i miei figli e mio marito.
Osservarli stupirsi davanti agli stessi cortili, agli stessi giardini e agli stessi palazzi che avevano incantato me tanti anni prima è stata l’emozione più grande dell’intero viaggio.
L’Alhambra, dove l’acqua diventa poesia
L’Alhambra non è soltanto uno dei monumenti più belli del mondo.
È una filosofia.
Gli emiri nasridi costruirono un luogo in cui architettura, natura e acqua dialogano continuamente.
Le fontane non servono soltanto ad abbellire.
L’acqua rappresenta il paradiso.
La pace.
La vita.
Camminando tra il Palazzo dei Leoni, il Palazzo di Comares e i giardini del Generalife si comprende che ogni dettaglio è stato pensato per creare armonia.
Non esiste ostentazione.
Esiste equilibrio.
Ed è forse proprio questo il segreto della sua straordinaria bellezza.
L’hammam andaluso: il benessere come cultura
Dopo aver visitato l’Alhambra ho voluto vivere anche un’esperienza profondamente legata alla cultura di Al-Andalus.
L’hammam.
Ridurlo a una spa sarebbe un errore.
L’hammam nasce dalle antiche terme romane, reinterpretate dalla civiltà islamica come luogo di purificazione del corpo e dello spirito.
Entrare nelle sue sale significa rallentare.
Le vasche calde, tiepide e fredde.
Il profumo dell’eucalipto.
Le luci che filtrano dalle volte decorate.
Il suono continuo dell’acqua.
Tutto invita al raccoglimento.
Si esce con una sensazione difficile da spiegare.
Come se, per un’ora, il tempo avesse smesso di correre.
Ed è allora che si comprende perché l’acqua sia presente ovunque nell’Alhambra.
Non era soltanto un elemento architettonico.
Era un simbolo spirituale.
La spiritualità dell’Andalusia
Una delle cose che più mi ha colpita è stata la spiritualità di questa terra.
Non una religiosità ostentata.
Ma una fede che continua a vivere nella quotidianità .
Nelle piccole chiese aperte durante il giorno.
Nelle candele accese davanti a una Madonna.
Nei conventi di clausura.
Nelle campane che scandiscono il tempo.
Nelle confraternite che preparano le grandi processioni della Settimana Santa.
Ma accanto a questa anima cristiana continua a vivere quella islamica.
Nei cortili.
Negli hammam.
Nei giardini.
Nell’acqua che scorre.
Nelle decorazioni geometriche.
Nell’idea che la bellezza possa essere una forma di preghiera.
Forse è proprio questo il miracolo dell’Andalusia.
Essere riuscita, pur attraverso guerre e conquiste, a conservare le tracce delle civiltà che l’hanno abitata.
Qui Oriente e Occidente non si scontrano.
Dialogano.
Il viaggio più bello
Sono partita pensando di aver cambiato destinazione.
Sono tornata con la sensazione di aver trovato molto di più.
L’Andalusia non è soltanto una regione della Spagna.
È una lezione di storia.
È una lezione di arte.
È una lezione di spiritualità .
Ed è il luogo che mi ha ricordato una cosa semplice: i viaggi più belli non sono sempre quelli che avevamo programmato.
Sono quelli che riescono a sorprenderci.
Se, arrivati fin qui, avete avuto l’impressione di passeggiare con me tra i vicoli di Siviglia, di ascoltare una chitarra flamenca, di affacciarvi sul ponte di Ronda, di respirare il profumo dei giardini dell’Alhambra o di chiudere gli occhi immersi nelle acque di un antico hammam, allora il mio viaggio non è finito.
Ha semplicemente trovato nuovi compagni di strada.


