
Ci sono luoghi che ti regalano un panorama.
E poi ci sono luoghi che ti costringono a osservare le persone.
Formentera appartiene a questa seconda categoria.
Forse perché il tempo rallenta. Forse perché il mare ti obbliga a fermarti. O forse perché, quando finalmente smetti di correre, inizi a guardarti intorno.
Durante questi giorni mi sono ritrovata a osservare le persone più che il paesaggio. E da quelle immagini sono nate alcune riflessioni che vanno ben oltre un’isola del Mediterraneo.
Il viaggio di nozze e quella stanchezza che non mi aspettavo
Una sera abbiamo cenato al Molí de Sal, uno dei luoghi più iconici di Formentera. Il sole stava tramontando sulle saline e davanti a noi arrivava una delle migliori paelle con l’aragosta che abbia mai mangiato.
I miei figli avevano scelto di sedersi dal lato del tavolo affacciato sul mare. Io e mio marito, invece, eravamo rivolti verso la sala.
Così, mentre loro si godevano il tramonto, noi osservavamo le persone. Ed è stato proprio guardando quella sala che una coppia ha catturato la mia attenzione.
Fu un dettaglio a colpirmi subito: le loro fedi brillavano ancora come appena indossate. Erano chiaramente in viaggio di nozze.
Eppure ciò che mi colpì non fu la tenerezza.
Fu la stanchezza.
Non litigavano.
Non si ignoravano.
Semplicemente sembravano già affaticati.
Mi venne spontaneo pensare: se il viaggio di nozze rappresenta, almeno nell’immaginario collettivo, il momento di massima energia di una coppia, come affronteranno gli anni che verranno?
I figli.
Le bollette.
Il lavoro.
Le responsabilità.
I problemi di salute.
Le rinunce.
E mi è tornata in mente “Semplicemente” degli Zero Assoluto.
Quella canzone racconta un amore essenziale, senza bisogno di grandi effetti speciali. E osservando quella giovane coppia mi sono chiesta se oggi siamo ancora capaci di vivere l’amore in quella dimensione così semplice oppure se pretendiamo che sia sempre entusiasmo, passione, leggerezza.
L’amore, quello vero, non viene messo alla prova quando tutto è perfetto.
Viene messo alla prova quando finisce l’entusiasmo iniziale.
Perché innamorarsi è naturale.
Restare insieme è una decisione che si rinnova ogni giorno.
Ed è proprio lì che nasce l’amore adulto.
Forse oggi siamo bravissimi a organizzare matrimoni perfetti, viaggi perfetti, fotografie perfette.
Ma siamo sempre meno allenati a vivere la normalità.
Ed è proprio la normalità che decide il destino di una coppia.
Vivere un momento o pubblicarlo?
Un’altra mattina stavo facendo colazione sulla terrazza del nostro hotel a Cala Saona.
Davanti a me una giovane coppia.
Lei preparava il piatto con una precisione quasi scenografica.
Sistemava il pan con tomate, il prosciutto serrano, spostava la borsa perché entrava nell’inquadratura, aggiustava il tovagliolo, cercava la luce giusta.
Solo dopo diversi minuti arrivò lo scatto.
Guardando quella scena mi è tornata in mente “Vorrei” degli Articolo 31.
E mi sono chiesta se non stiamo vivendo un enorme paradosso.
Una volta si fotografava ciò che si era vissuto.
Oggi, troppo spesso, si vive qualcosa soltanto per poterlo fotografare.
Ci preoccupiamo più di condividere il momento che di viverlo.
Eppure nessun filtro potrà mai restituire il profumo del mare, il sapore del pan con tomate e del prosciutto serrano, il rumore del vento o quella sensazione di libertà che resta addosso quando il telefono è finalmente spento.
Fra dieci anni quella ragazza ricorderà davvero quella colazione?
Oppure ricorderà soltanto la fotografia che ha pubblicato?
Non sto facendo la morale.
Anch’io racconto i miei viaggi.
Anch’io condivido fotografie.
Ma da qualche tempo ho cambiato abitudine.
Molto spesso racconto ciò che vivo giorni, a volte settimane, dopo averlo vissuto.
È una scelta personale.
Un modo per ricordarmi che prima viene la vita.
Poi il racconto.
Perché i social sono uno strumento straordinario quando conservano i ricordi.
Diventano pericolosi quando sostituiscono i ricordi.
Una vacanza non dovrebbe essere ricordata per la foto che ha ottenuto più “mi piace”.
Dovrebbe essere ricordata per il profumo che aveva il mare, per il sapore di quella colazione, per una risata, per un silenzio condiviso.
Perché le emozioni non hanno bisogno di filtri.
La strana solitudine delle persone belle
L’ultima immagine che porto via da Formentera è forse quella che mi ha fatto riflettere di più.
Ho visto moltissime donne sole.
Bellissime.
Elegantissime.
Vestite secondo l’estetica dell’isola: reti, trasparenze, abiti ricercati, trucco impeccabile.
Ho visto anche molti uomini soli.
Naturalmente questa è soltanto una mia impressione.
Ma mi è sembrato che tra quei due mondi esistesse una distanza enorme.
Formentera è un’isola selvaggia.
È fatta di sabbia, rocce, sentieri sterrati, spiagge dove si cammina scalzi.
Eppure, osservando quelle persone, mi sono chiesta se oggi non stiamo trasformando anche gli incontri in una continua rappresentazione.
Come se dovessimo presentarci sempre nella versione migliore di noi stessi.
Sempre impeccabili.
Sempre desiderabili.
Sempre perfetti.
Ma la perfezione affascina.
L’autenticità, invece, crea legami.
E allora mi sono domandata se il problema non sia che uomini e donne non si cercano più.
Forse si cercano eccome.
Forse hanno semplicemente paura di mostrarsi per quello che sono davvero.
Perché mostrarsi perfetti espone al giudizio.
Ma mostrarsi autentici espone al rifiuto.
E il rifiuto, oggi, è diventato una delle paure più grandi della nostra società.
Così finiamo tutti per indossare una maschera.
Una maschera bellissima.
Curata.
Fotogenica.
Ma che spesso impedisce agli altri di conoscere davvero la persona che c’è dietro.
Forse la vera libertà che Formentera insegna non è camminare scalzi sulla sabbia.
È trovare il coraggio di togliersi quella maschera.
Formentera mi ha lasciato una domanda
Sono partita pensando che mi sarei portata a casa il colore del mare.
In realtà mi sono portata via molto di più.
Mi sono portata via delle domande.
Sull’amore.
Sulle relazioni.
Su quanto siamo diventati spettatori della nostra stessa vita.
Su quanto spesso preferiamo apparire invece di essere.
Forse il lusso più grande oggi non è fare un viaggio a Formentera.
È riuscire a viverlo senza avere l’ansia di dimostrare a qualcuno che ci siamo stati.
Perché il ricordo più bello di un viaggio non è quello che raccoglie più “mi piace”.
È quello che continua a emozionarci quando il telefono è spento.
Ed è forse questo il regalo più grande che Formentera lascia a chi sa davvero ascoltarla.
La libertà non è soltanto attraversare un’isola in Mehari, tuffarsi in un mare cristallino o guardare il sole sparire dietro l’orizzonte.
La libertà è vivere ogni istante senza sentire il bisogno di dimostrarlo.
È amare senza inseguire la perfezione.
È incontrare qualcuno senza indossare una maschera.
È tornare a casa con meno fotografie del previsto, ma con molti più ricordi nel cuore.
E, forse, è proprio questo il senso più autentico di Formentera.


