“Non prenderanno più il caffè insieme” – davvero questa sarebbe la riforma della giustizia?

Ci stanno raccontando che la soluzione ai problemi della giustizia italiana sarebbe separare giudici e pubblici ministeri. Nella versione più “comprensibile” per il grande pubblico, questo diventa: non si incontreranno più al bar.

Ora, fermiamoci un attimo.

Giudici e pubblici ministeri si incontrano ogni giorno nei corridoi dei tribunali, nelle aule di udienza, nei convegni, nei circoli. Negli stessi circoli dove, tra l’altro, sono presenti anche gli avvocati.

E allora cosa facciamo? Separiamo anche i tavoli? Vietiamo le conversazioni?

Questa narrazione è semplicemente offensiva per l’intelligenza di chi il diritto lo conosce davvero.

Il punto vero è un altro, ed è molto più serio. La figura del pubblico ministero non cambia. Il pubblico ministero resterà pubblico ministero, il giudice resterà giudice, l’avvocato resterà avvocato. Con o senza due Consigli Superiori della Magistratura. Con o senza un’Alta Corte disciplinare.

Le funzioni sono già oggi distinte. I ruoli, nella pratica, sono già separati. La riforma non incide sulla natura del pubblico ministero, non lo trasforma in una parte diversa nel processo penale, non modifica l’equilibrio tra accusa e difesa.

E soprattutto, questo è il punto che si continua ad aggirare: la riforma non incide sul sistema sanzionatorio, non interviene sulla gestione dei reati, non rende più veloci i processi. Non cambia la risposta dello Stato ai reati. Non incide sulla repressione degli stupratori o di qualsiasi altro crimine, non introduce nuovi strumenti di tutela per le vittime.

E non solo. Non esiste, nel testo, alcun elenco di nuove sanzioni per i magistrati che sbagliano. Non c’è una disciplina più severa o innovativa sul piano punitivo. I magistrati hanno sbagliato, possono sbagliare e continueranno a sbagliare — come accade in ogni attività umana — ma questa riforma non interviene su quel piano.

In sintesi, cosa prevede davvero questa riforma? Prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura e una diversa organizzazione della giustizia disciplinare. Si tratta quindi di una riforma ordinamentale, che riguarda l’assetto interno della magistratura, non il funzionamento concreto del sistema giustizia per i cittadini.

Allora perché tutta questa narrazione?

Perché è più facile parlare di caffè che spiegare una riforma costituzionale. Perché è più semplice evocare immagini immediate, anche emotive, piuttosto che affrontare il merito di una riforma che incide sugli equilibri interni alla magistratura, ma non risolve i problemi reali della giustizia italiana.

E i problemi reali li conosciamo tutti: organici insufficienti, carichi di lavoro insostenibili, tempi processuali incompatibili con un sistema che voglia definirsi efficiente.

Su questo, però, la riforma non interviene.

La verità è che questa è una riforma ordinamentale, non una riforma della giustizia nel senso in cui viene raccontata. È una scelta politica, legittima, ma che deve essere spiegata per quello che è, senza scorciatoie comunicative e senza semplificazioni fuorvianti.

Io sono di destra. Ma proprio per questo pretendo serietà.

Perché il diritto non è uno slogan. E i cittadini non sono un pubblico da convincere con immagini suggestive, ma persone che meritano di comprendere davvero su cosa sono chiamate a decidere.

8 commenti

  1. Una scelta politica di cui non sono prevedibili gli effetti… In effetti!! Con i decreti attuativi, dove si arriverebbe? Secondo me potrebbe diventare qualcosa anche di “estraneo” alla normale dialettica parlamentare…. Mah…



  2. Avv. Scafetta, chissà quanti avranno condiviso o contestata la sua posizione. Personalmente condivido la specializzazione delle professioni. non chiamerei mai un falegname a sostituire l’idraulico, non conviene?
    E quindi naturale per me che anche nelle professioni giurisprudenziali vi sia la distinzione. Come affermavano i greci i GIUDICI devono essere persone riservate quasi estranee alla SOCIETA’ civile in modo da non essere influenzate dai comportamenti dei cittadini. E’ ovviamente un compito difficilissimo perché significa quasi rinunciare ai piaceri della vita. Cosa ovviamente impossibile, specie nella stagione contemporanea. E’ proprio vero devono estraniarsi dal comune vivere della collettività. Tentando quindi di mettere in sicurezza chi DEVE giudicare ho il dovere di ESTRANIARLO dalla “confusione” quotidiana. Convintamente voterò SI.



    • Avv.Scafetta, condivido la sua opinione argomentata con autorevolezza tecnico-giuridica: questa riforma non migliora l’efficienza della giustizia, nè incide sui tempi della stessa. Apprezzo la sua onestà intellettiva e il suo libero pensiero non piegato a logiche di appartenenza ideologica



    • Se lei un uomo di diritto non può sbrigativamente lanciare degli assunti privi di qualsiasi efficacia. Fare il giudice e/o il pubblico ministero e’ obiettivamente un lavoro che può essere svolto con equilibrio e buon senso, nel rispetto di quelle norme che presiedono alla salvaguardia della dignita’ professionale rafforzata dai vincoli di norme costituzionali.Ma nessuna norma prevede che il giudice o il P.M. siano relegati a ad una vita diversa da ogni cittadino. Mi creda , la difficoltà a svolgere bene, onestamente queste funzioni sta Proprio nel fatto che entrambi questi funzionari dello Stato devono vivere nella realtà di ogni giorno , sllo stesso modo degli Avvocati e dei parlamentari ; la differenza e’ solo l’alto senso dello Stato e il primato della legge che in tali soggetti costituiscono le sostanziali guide del loro agire.Giudici e PM quando lavorano non perseguono un loro personale interesse.Chi ha rispetto della formazione giuridica di un magistrato ne riconosce anche la delicatezza e la difficoltà del suo ruolo. Questa che lei esalta non e’ una riforma che serva ne’ agli avvocati , ne’ di cittadini , ma solo a questo governo di destra che si ostina a calpestare il diritto ed i diritti, disonorando i principi costituzionali e mortificando il sistema democratico durato per circa 80 anni.



    • Ma che sciocchezza! Qualunque vita pubblica o privata conducano,qualunque idea politica abbiano,i giudici hanno un solo compito ed un solo “potere”:applicare le leggi. Nient’altro che questo. Almeno finché il governo di turno non imporrà loro quali reati perseguire “con priorità” e quali trascurare…



    • Se non ho capito male lei vorrebbe rinchiudere in un carcere di sicurezza tutti i giudici. Allora perchè NO tutti coloro che hanno a che fare con la giustizia, avvocati compresi? Ancor prima di essere giudici o pm sono persone a cui non si può limitare la libertà solo perchè al politico di turno non viene riservato un trattamento di favore.
      Convintamente NO!



  3. È una riforma ordinamentale non vi entra in testa. Anche vincesse il si, i giudici stia tranquillo che non vivranno in Ambienti stagni quindi la sua tesi è semplicemente errata.



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