
Negli anni, una delle questioni più controverse in materia di tutela delle vittime del dovere ha riguardato il diritto al lavoro dei familiari e, più in generale, l’accesso ai meccanismi di collocamento obbligatorio previsti dalla normativa sulle categorie protette.
Il nuovo Decreto Sicurezza 2026 interviene proprio su questo terreno, tentando di colmare un vuoto interpretativo che, nella prassi amministrativa, ha generato disparità di trattamento, dinieghi e contenziosi.
La novità non riguarda soltanto un aspetto tecnico.
Riguarda un principio fondamentale: il riconoscimento concreto del sacrificio di chi ha subito conseguenze permanenti nello svolgimento del proprio servizio per lo Stato.
Il problema: norme esistenti ma applicazione disomogenea
Le vittime del dovere e i loro familiari godono già di una disciplina speciale, costruita nel tempo attraverso:
- Legge n. 266/2005;
- DPR n. 243/2006;
- normativa sulle categorie protette;
- equiparazione alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Tuttavia, uno dei nodi principali è sempre stato il rapporto tra:
- diritto all’assunzione riservata;
- iscrizione negli elenchi del collocamento obbligatorio;
- posizione dell’invalido o del familiare superstite.
Molte amministrazioni hanno adottato interpretazioni restrittive, sostenendo che il beneficio non potesse essere riconosciuto in determinate condizioni oppure imponendo limiti non chiaramente previsti dalla legge.
Il risultato?
Una tutela troppo spesso affidata ai tribunali.
Cosa cambia con il Decreto Sicurezza
Il Decreto Sicurezza interviene con una norma di chiarimento interpretativo che mira a ridurre le ambiguità.
Rafforzamento del diritto al collocamento obbligatorio
Viene ribadito che i familiari delle vittime del dovere possono accedere al sistema di collocamento obbligatorio previsto per le categorie protette.
In particolare:
- coniuge;
- figli;
- soggetti equiparati nei casi previsti dalla legge.
Il riconoscimento assume particolare rilievo soprattutto nelle assunzioni presso la Pubblica Amministrazione.
Chiarimento sul rapporto tra vittima e familiare
Uno dei punti più delicati riguarda la possibilità di iscrizione contemporanea.
Il decreto chiarisce che:
- il familiare può accedere al beneficio;
- purché non vi sia contemporanea fruizione incompatibile da parte del titolare originario.
Si tratta di una norma apparentemente tecnica ma decisiva, perché evita interpretazioni divergenti tra amministrazioni.
Obblighi di trasparenza per le Pubbliche Amministrazioni
Le amministrazioni dovranno rendere pubblici:
- posti disponibili;
- quote riservate;
- numero di assunzioni effettuate;
- eventuali scoperture.
Questo introduce un principio importante: la verificabilità.
Non sarà più sufficiente affermare genericamente che “non vi sono posti”.
Conseguenze per le amministrazioni inadempienti
La mancata copertura delle quote obbligatorie non rimane neutra.
Il decreto prevede che:
- i posti non coperti restino indisponibili;
- l’amministrazione non possa utilizzarli per altre assunzioni.
È un meccanismo volto a responsabilizzare gli enti pubblici.
Perché questa modifica è importante
Il tema non riguarda semplicemente una graduatoria o una procedura concorsuale.
Riguarda la funzione compensativa dello Stato.
Le vittime del dovere rappresentano una categoria particolare:
- militari;
- appartenenti alle Forze dell’Ordine;
- personale pubblico;
- soggetti colpiti durante attività di servizio.
Il riconoscimento giuridico non può fermarsi all’assegno o al beneficio economico.
La tutela passa anche attraverso:
- inclusione lavorativa;
- stabilità familiare;
- opportunità concrete.
Il problema reale: tra diritto scritto e diritto applicato
Nella pratica, molte famiglie continuano a incontrare ostacoli burocratici.
Tra i più frequenti:
- interpretazioni difformi degli uffici;
- rifiuti immotivati;
- esclusioni dalle graduatorie;
- richieste documentali eccessive;
- mancata applicazione delle quote riservate.
È proprio qui che il contenzioso amministrativo diventa spesso inevitabile.
Perché troppo spesso il diritto esiste sulla carta, ma fatica a trasformarsi in tutela effettiva.
Il mio punto di vista: un passo avanti, ma ancora insufficiente
Il Decreto Sicurezza rappresenta certamente un intervento utile, ma, a mio avviso, non ancora risolutivo.
La vera criticità non è soltanto riconoscere il diritto.
È renderlo concretamente esigibile.
Si poteva fare di più.
Si potevano prevedere tempi certi entro cui le amministrazioni fossero obbligate a procedere all’assunzione.
Perché un diritto che rimane fermo per anni in graduatoria rischia di diventare un diritto solo teorico.
Si poteva introdurre una responsabilità più forte per le amministrazioni inadempienti.
Rendere indisponibili i posti non coperti è una misura importante, ma probabilmente non sufficiente.
Sarebbe stato opportuno prevedere:
- controlli obbligatori;
- verifiche periodiche;
- responsabilità dirigenziali;
- obbligo di motivazione rafforzata nei casi di mancata assunzione.
Un’altra grande criticità riguarda il percorso che precede il beneficio.
Molte famiglie affrontano anni di procedure per ottenere il riconoscimento di vittima del dovere.
Una volta ottenuto, dovrebbero trovare un sistema semplice e lineare.
Invece, spesso inizia una seconda battaglia.
Si richiedono ulteriori documenti.
Si incontrano uffici che interpretano la norma in modo diverso.
Si aprono nuovi procedimenti.
Si arriva nuovamente davanti ai giudici.
Questo significa che il problema non è solo normativo.
È amministrativo.
È culturale.
È organizzativo.
Una questione particolarmente delicata nel mondo militare
Nel settore militare e delle Forze Armate, la questione assume un peso ancora maggiore.
Molti procedimenti di riconoscimento:
- richiedono anni;
- passano attraverso lunghe verifiche medico-legali;
- coinvolgono il Comitato di Verifica;
- sfociano frequentemente in giudizi davanti alla Corte dei Conti o al TAR.
Quando finalmente arriva il riconoscimento, il rischio è che il beneficio rimanga incompleto se non accompagnato da strumenti realmente accessibili.
Il collocamento obbligatorio dovrebbe essere la naturale prosecuzione della tutela.
Non un nuovo percorso ad ostacoli.
Il Decreto Sicurezza chiarisce, rafforza e introduce maggiore trasparenza.
Ma resta una domanda di fondo.
Perché chi ha già pagato un prezzo per servire lo Stato deve ancora affrontare anni di incertezza per ottenere un diritto che dovrebbe essere automatico?
Perché il vero problema, troppo spesso, non è ciò che la legge riconosce.
È ciò che l’amministrazione, nella pratica, rende difficile ottenere.



Sempre chiara ed efficace
Un punto importantissimo per evidenziare lo “stato delle norme” in materia di “causa di servizio”…. Fondamentale anche il dettaglio riguardante l’applicazione delle norme di tutela stesse, con tutti i relativi limiti… Il Suo intervento deve essere ascoltato… Il Legislatore deve “avanzare” nel rendere realmente Migliore la tutela dei diritti dei Servitori dello Stato… E’ una conquista di civilta’.….. e ce lo impone la Storia!! La Nostra Storia!Le nostre Radici!!
Non ho ancora capito se il beneficio spetta solo ai familiari superstiti oppure no, cioè se mia moglie ha diritto sebbene io ancora in servizio.