STUDIO LEGALE
SCAFETTA

Ricorso previdenza complementare militari Forze Armate e Polizia

Ricorso previdenza complementare militari Forze Armate Polizia

Stiamo predisponendo la seconda tornata dei ricorsi alla Corte dei Conti per il risarcimento del danno economico causato al Personale Militare e di Polizia a seguito del passaggio dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo senza istituzione della previdenza complementare.

Potrà partecipare il personale appartenente alle Forze Armate e di Polizia sia in servizio che in pensione.

L'azione legale sarà articolata in ricorsi su base regionale.

Lo Studio Legale Scafetta effettua il presente ricorso in piena autonomia e senza l'intermediazione di alcuna associazione, al fine di garantire il rapporto diretto tra cliente e avvocato.

Come aderire

Le adesioni saranno chiuse il 30 settembre 2020.

Per partecipare al ricorso:

utilizza il modulo sulla nostra piattaforma multimediale statoediritto.it

Aggiornamento 10 agosto 2020

A nome dei partecipanti alla prima tornata del ricorso, abbiamo inviato alle amministrazioni competenti la richiesta di risarcimento danni per la mancata erogazione della pensione complementare.

A seguito di risposta negativa o silenzio da parte delle stesse, procederemo con il ricorso presso le Corti dei Conti competenti.

Alcune precisazioni

In primo luogo si chiarisce che con la propria Sentenza, la Corte dei Conti per la Regione Puglia ha riconosciuto un risarcimento danni, dovuto alla mancata attivazione della previdenza complementare e non anche il diritto di ottenere il trattamento pensionistico retributivo (possibilità chiaramente preclusa, non essendo più in vigore tale trattamento).

Va precisato che questo ricorso è completamente differente da quelli attivati in precedenza da altri studi legali, in quanto non si richiede il riconoscimento di un diritto incontestabile ma di ottenere la condanna dell’Amministrazione e di conseguenza far si che la stessa ottemperi a quanto previsto dalle norme in vigore, a fronte dei risarcimenti danni dovuti.

Si ribadisce, altresì, che il costo del ricorso è omnicomprensivo e che al termine dello stesso non verrà richiesta ai ricorrenti alcuna somma percentuale, o quota fissa, su quanto eventualmente riconosciuto dalla Corte dei Conti.

Ciò sia perché non appare corretto chiedere altre somme rispetto a quelle già versate, sia perché vi è un divieto deontologico di procedere con tale modalità, a fronte di un giudizio con valore indeterminabile.

La questione della previdenza complementare

Sono passati ormai 25 anni dall’entrata in vigore della Legge n. 335/1995, rubricata “riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare”, norma con la quale si è dato avvio al graduale passaggio dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo.

Passaggio non privo di difficoltà e critiche tanto che, nel corso del tempo, sono state emanate altre norme, dal contenuto più specifico e tecnico, volte a chiarire gli aspetti più complessi della nuova normativa.

In particolare, al fine di delineare in modo puntuale le modifiche introdotte, veniva emanata la Legge n. 448/1998, attraverso la quale si prevedeva l'istituzione di forme pensionistiche integrative per il personale del comparto sicurezza e difesa; obbiettivo raggiunto solo parzialmente.

Invero, se da un lato si è immediatamente provveduto all’istituzione di differenti fondi pensione per il settore privato e pubblico privatizzato; ciò non è avvenuto per il personale appartenente alle Forze Armate e alle Forze di Polizia che, ad oggi, si trova a subire una disparità di trattamento del tutto ingiustificata.

In particolare, la riforma della previdenza complementare prevedeva le seguenti linee di azione:

- Il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, in possesso della necessaria competenza, avrebbe dovuto avviare le procedure di “concertazione/contrattazione” per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza;

- Le procedure si sarebbero dovute concludere con l’emanazione di separati decreti del Presidente della Repubblica, inerenti il richiamato personale.

Stante la totale inattività degli organi responsabili di dare avvio alla procedura, alcuni esponenti delle categorie escluse e penalizzate da tale inattività, sottoponevano all’attenzione del Giudice Amministrativo le problematiche descritte.

Il Tar del Lazio, sez. I bis, ritenendo fondate tutte le doglianze esposte dai ricorrenti, dapprima diffidava l’Amministrazione ad adempiere nel termine di 180 giorni, successivamente, a causa della perdurante inerzia, nominava un commissario ad acta, al quale affidava il compito di sopperire alle mancanze dell’Amministrazione e, contestualmente, faceva sorgere in capo allo stesso un “onere minimo indispensabile che è quello di attivare i procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di diffidare il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione ad avviare le procedure di concertazione/contrattazione per l'intero Comparto Difesa e Sicurezza” (Tar del Lazio, Sez. I Bis, Sent. n. 2122/2014 e n. 2123/2014).

Ciò, però, non è bastato. Attualmente, infatti, né il Ministero, né gli organi preposti, hanno dato avvio ad un intervento incisivo, come ci si sarebbe aspettati; dunque, appare quantomai singolare che, nonostante l’intervento del Tar e la nomina del Commissario ad acta, non si sia ancora provveduto all’istituzione di un fondo pensione per il personale delle FF.AA. Eppure, con la Delibera del Co.Ce.R n. 2/2020, contenente proposte migliorative per il sistema previdenziale del personale militare, sembrava essersi aperto uno spiraglio per un mutamento del sistema previdenziale in parola, ma purtroppo nulla è accaduto; quel documento era una bozza di lavoro e tale è rimasto sin ora.

In virtù della delicatezza del tema, è recentemente intervenuta la Corte dei Conti per la regione Puglia che, con la Sentenza n. 207/2020 pubblicata in data 15.5.2020, ha stabilito che “il problema in argomento, a distanza di oltre vent’anni, non è stato ancora risolto. Lo strumento per compensare le negative ripercussioni economiche che il ricorrente denuncia di subìre dall’inerzia nell’attuazione della previdenza complementare è rappresentato dal risarcimento del danno, in quanto la legittima aspettativa della estensione del regime di previdenza complementare per il comparto pubblico assurge a situazione giuridica soggettiva meritevole di tutela anche innanzi al Giudice monocratico delle pensioni della Corte dei conti. È invece fondata la domanda risarcitoria relativa alla mancata istituzione della previdenza complementare. L’avvio della previdenza complementare, come secondo pilastro del sistema di previdenza pubblica, è da porre in relazione alla liquidazione delle prime pensioni calcolate con il sistema contributivo. Evidentemente, la permanenza di tassi di sostituzione piuttosto bassi per tali tipologie di pensioni - nonostante l’elevazione dell’età pensionabile - è circostanza che dovrebbe far riflettere sulla necessità di dare pratica attuazione alla riforma della previdenza complementare, avviata con la L. n. 335/1995 e proseguita con la legge delega n. 243/2004 e con il decreto attuativo n. 252/2005. In particolare, le citate norme si sono occupate dei dipendenti del settore privato e del personale pubblico c.d. contrattualizzato e hanno istituito una correlazione tra la contribuzione integrativa e la trasformazione dei trattamenti di fine servizio in TFR”.

Si tratta di un riconoscimento di un diritto incontestabile, la cui mancata attuazione avrà come effetto diretto il risarcimento del danno subito dai ricorrenti; ormai non può più sottacersi la discriminazione attuata e perpetrata ai danni del personale che, quotidianamente, si vede limitato nei proprio diritti e nelle proprie aspettative.

Alla luce della richiamata sentenza, quindi, abbiamo deciso di raccogliere le adesioni per un nuovo ricorso volto all’accertamento dell’inadempimento del Ministero della Difesa rispetto all’obbligo imposto dalla normativa sin qui richiamata.

Al ricorso potrà partecipare il Personale ancora in servizio, nonché il personale in quiescenza con il sistema misto/contributivo.

Gli interessati possono contattarci per avere maggiori informazioni.

 

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