STUDIO LEGALE
SCAFETTA

Ricorso previdenza complementare militari Forze Armate e Polizia

Ricorso previdenza complementare militari Forze Armate Polizia

Pubblicata la sentenza n. 22807/2020 della Suprema Corte di Cassazione, stiamo predisponendo la seconda tornata dei ricorsi al TAR per il risarcimento del danno economico causato al Personale Militare e di Polizia a seguito del passaggio dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo senza istituzione della previdenza complementare.

Potrà partecipare il personale appartenente alle Forze Armate e di Polizia sia in servizio che in pensione.

L'azione legale sarà articolata in ricorsi su base regionale.

Lo Studio Legale Scafetta effettua il presente ricorso in piena autonomia e senza l'intermediazione di alcuna associazione, al fine di garantire il rapporto diretto tra cliente e avvocato.

Come aderire

Per partecipare al ricorso:

utilizza il modulo sulla nostra piattaforma multimediale statoediritto.it

Aggiornamento 26 ottobre 2020

Siccome si è creata un pò di confusione tra i ricorrenti riassumiamo la questione della nuova procura.

Avevamo depositato il ricorso presso le sedi regionali della Corte dei Conti.

Il 10 ottobre la Cassazione ha stabilito che il ricorso va presentato al TAR.

Per questo motivo stiamo mandando via mail, a tutti i ricorrenti, una nuova procura per spostare il ricorso al TAR.

Quando ricevete la mail, scaricate la nuova procura, firmate e rispedite allegando la procura firmata in risposta alla mail che avete ricevuto.

Dato l'elevato numero dei ricorrenti è probabile che ci sia da aspettare un pò ma non è un problema.

State tranquilli e non cercate di anticipare i tempi facendovi passare le procure da chi le ha già ricevute: creereste solo confusione.

Aspettate di ricevere la nostra mail: arriverà.

Aggiornamento 21 ottobre 2020

In data 20.10.2020 è stata pubblicata la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 22807/2020 con la quale è stato risolto il conflitto negativo di giurisdizione tra la sentenza n. 5814/2015 del Tribunale Amministrativo del Lazio, depositata il 21.04.2015, e la sentenza n. 433/2018 della Corte dei Conti – Sezione Prima Giurisdizionale Centrale di Appello di Roma, depositata il 28.11.2018.

Con la pronuncia sopra richiamata, i Giudici di legittimità hanno statuito il seguente principio di diritto: “La domanda avente ad oggetto il risarcimento del danno da mancata attivazione della previdenza complementare per il personale del Comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, riservata alla concertazione – contrattazione, ai sensi delle disposizioni degli artt. 26, 20 comma, L. 23/12/1998 n. 448, e 3, co. 2 D. Lgs. 5/12/2005 n. 252, è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, attenendo all’inadempimento di prestazioni di contenuto solo genericamente previdenziale e strettamente inerenti al rapporto di pubblico impiego, non già a materia riguardante un trattamento pensionistico a carico dello Stato, sicché la relativa controversia esula dalla giurisdizione della Corte dei Conti”.

Questa possibilità era stata prospettata in sede di compilazione della modulistica necessaria per l’adesione al ricorso previdenza.

Vi avevamo, infatti, evidenziato che eravamo in attesa che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si pronunciassero in merito al conflitto negativo di giurisdizione.

Ma al fine di evitare l’ulteriore decorso del tempo, avuto riguardo anche ai 25 anni trascorsi dalla legge che aveva previsto, l’obbligo per i Vostri comparti, di istituire i fondi di previdenza complementare, abbiamo deciso comunque di depositare i ricorsi dinnanzi alle Corti dei Conti di ogni Regione, con l’incognita della pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

Pertanto, a seguito della pubblicazione della sentenza che ha individuato il Giudice nazionale giurisdizionalmente competente, i Vostri ricorsi, originariamente depositati dinnanzi alle Corti dei Conti competenti territorialmente, verranno riassunti tempestivamente dinnanzi ai Tribunali Amministrativi Regionali.

Per tali ragioni, provvediamo a inviarvi una nuova procura alle liti nella quale viene individuato come Giudice il TAR competente per territorio, la quale dovrà essere sottoscritta edreinviata scansionata al fine di poterla allegare ai ricorsi predisposti nel Vostro interesse.

Questo per Voi non determinerà alcuna preclusione circa le pretese previdenziali già avanzate né l’ulteriore esborso di somme rispetto a quelle già corrisposte per l’adesione al ricorso previdenza complementare.

Aggiornamento 20 ottobre 2020

Sono state fissate le prime udienze per la discussione dei ricorsi nelle compententi Corti dei Conti:

REGIONE BASILICATA

•  MINISTERO DELL'INTERNO (personale in servizio)

9 febbraio 2021 ore 9.30

•  MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI E MINISTERO DELLA DIFESA (personale in servizio)

9 marzo 2021 ore 9,30

•  MINISTERO DELLA DIFESA (personale in servizio)

23 marzo 2021 ore 10.30

•  MINISTERO DELL'INTERNO (personale in pensione)

27 aprile 2021 ore 10.30

REGIONE PIEMONTE

•  MINISTERO DELL'INTERNO (personale in servizio)

16.03.2021 ore 10.00

•  MINISTERO DELL'INTERNO (personale in pensione)

16.03.2021 ore 10.00

•  MINISTERO DELLA DIFESA (personale in servizio)

16.03.2021 ore 10.00

REGIONE ABRUZZO

•  MINISTERO DELLA DIFESA (personale in pensione)

13.07.2021 ore 10,30

•  MINISTERO DELLA DIFESA (personale in servizio)

13.07.2021 ore 10.30

•  MINISTERO DELL'INTERNO (personale in servizio)

13.07.2021 ore 10.30

•  MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI E MINISTERO DELLA DIFESA (personale in servizio)

13.07.2021 ore 10,30

Aggiornamento 30 settembre 2020

Per quanto riguarda la prima tornata, abbiamo depositato tutti i ricorsi presso le compententi Corti dei Conti regionali.

Man mano che avremo i numeri di ruolo dei ricorsi provvederemo a pubblicarli su questa pagina con le relative date di udienza.

Per quanto riguarda la seconda tornata, abbiamo chiuso le adesioni e stiamo inviando le email certificate di diffida alle amministrazioni resistenti.

Aggiornamento 10 agosto 2020

A nome dei partecipanti alla prima tornata del ricorso, abbiamo inviato alle amministrazioni competenti la richiesta di risarcimento danni per la mancata erogazione della pensione complementare.

A seguito di risposta negativa o silenzio da parte delle stesse, procederemo con il ricorso presso le Corti dei Conti competenti.

Alcune precisazioni

In primo luogo si chiarisce che con la propria Sentenza, la Corte dei Conti per la Regione Puglia ha riconosciuto un risarcimento danni, dovuto alla mancata attivazione della previdenza complementare e non anche il diritto di ottenere il trattamento pensionistico retributivo (possibilità chiaramente preclusa, non essendo più in vigore tale trattamento).

Va precisato che questo ricorso è completamente differente da quelli attivati in precedenza da altri studi legali, in quanto non si richiede il riconoscimento di un diritto incontestabile ma di ottenere la condanna dell’Amministrazione e di conseguenza far si che la stessa ottemperi a quanto previsto dalle norme in vigore, a fronte dei risarcimenti danni dovuti.

Si ribadisce, altresì, che il costo del ricorso è omnicomprensivo e che al termine dello stesso non verrà richiesta ai ricorrenti alcuna somma percentuale, o quota fissa, su quanto eventualmente riconosciuto dalla Corte dei Conti.

Ciò sia perché non appare corretto chiedere altre somme rispetto a quelle già versate, sia perché vi è un divieto deontologico di procedere con tale modalità, a fronte di un giudizio con valore indeterminabile.

La questione della previdenza complementare

Sono passati ormai 25 anni dall’entrata in vigore della Legge n. 335/1995, rubricata “riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare”, norma con la quale si è dato avvio al graduale passaggio dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo.

Passaggio non privo di difficoltà e critiche tanto che, nel corso del tempo, sono state emanate altre norme, dal contenuto più specifico e tecnico, volte a chiarire gli aspetti più complessi della nuova normativa.

In particolare, al fine di delineare in modo puntuale le modifiche introdotte, veniva emanata la Legge n. 448/1998, attraverso la quale si prevedeva l'istituzione di forme pensionistiche integrative per il personale del comparto sicurezza e difesa; obbiettivo raggiunto solo parzialmente.

Invero, se da un lato si è immediatamente provveduto all’istituzione di differenti fondi pensione per il settore privato e pubblico privatizzato; ciò non è avvenuto per il personale appartenente alle Forze Armate e alle Forze di Polizia che, ad oggi, si trova a subire una disparità di trattamento del tutto ingiustificata.

In particolare, la riforma della previdenza complementare prevedeva le seguenti linee di azione:

- Il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, in possesso della necessaria competenza, avrebbe dovuto avviare le procedure di “concertazione/contrattazione” per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza;

- Le procedure si sarebbero dovute concludere con l’emanazione di separati decreti del Presidente della Repubblica, inerenti il richiamato personale.

Stante la totale inattività degli organi responsabili di dare avvio alla procedura, alcuni esponenti delle categorie escluse e penalizzate da tale inattività, sottoponevano all’attenzione del Giudice Amministrativo le problematiche descritte.

Il Tar del Lazio, sez. I bis, ritenendo fondate tutte le doglianze esposte dai ricorrenti, dapprima diffidava l’Amministrazione ad adempiere nel termine di 180 giorni, successivamente, a causa della perdurante inerzia, nominava un commissario ad acta, al quale affidava il compito di sopperire alle mancanze dell’Amministrazione e, contestualmente, faceva sorgere in capo allo stesso un “onere minimo indispensabile che è quello di attivare i procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di diffidare il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione ad avviare le procedure di concertazione/contrattazione per l'intero Comparto Difesa e Sicurezza” (Tar del Lazio, Sez. I Bis, Sent. n. 2122/2014 e n. 2123/2014).

Ciò, però, non è bastato. Attualmente, infatti, né il Ministero, né gli organi preposti, hanno dato avvio ad un intervento incisivo, come ci si sarebbe aspettati; dunque, appare quantomai singolare che, nonostante l’intervento del Tar e la nomina del Commissario ad acta, non si sia ancora provveduto all’istituzione di un fondo pensione per il personale delle FF.AA. Eppure, con la Delibera del Co.Ce.R n. 2/2020, contenente proposte migliorative per il sistema previdenziale del personale militare, sembrava essersi aperto uno spiraglio per un mutamento del sistema previdenziale in parola, ma purtroppo nulla è accaduto; quel documento era una bozza di lavoro e tale è rimasto sin ora.

In virtù della delicatezza del tema, è recentemente intervenuta la Corte dei Conti per la regione Puglia che, con la Sentenza n. 207/2020 pubblicata in data 15.5.2020, ha stabilito che “il problema in argomento, a distanza di oltre vent’anni, non è stato ancora risolto. Lo strumento per compensare le negative ripercussioni economiche che il ricorrente denuncia di subìre dall’inerzia nell’attuazione della previdenza complementare è rappresentato dal risarcimento del danno, in quanto la legittima aspettativa della estensione del regime di previdenza complementare per il comparto pubblico assurge a situazione giuridica soggettiva meritevole di tutela anche innanzi al Giudice monocratico delle pensioni della Corte dei conti. È invece fondata la domanda risarcitoria relativa alla mancata istituzione della previdenza complementare. L’avvio della previdenza complementare, come secondo pilastro del sistema di previdenza pubblica, è da porre in relazione alla liquidazione delle prime pensioni calcolate con il sistema contributivo. Evidentemente, la permanenza di tassi di sostituzione piuttosto bassi per tali tipologie di pensioni - nonostante l’elevazione dell’età pensionabile - è circostanza che dovrebbe far riflettere sulla necessità di dare pratica attuazione alla riforma della previdenza complementare, avviata con la L. n. 335/1995 e proseguita con la legge delega n. 243/2004 e con il decreto attuativo n. 252/2005. In particolare, le citate norme si sono occupate dei dipendenti del settore privato e del personale pubblico c.d. contrattualizzato e hanno istituito una correlazione tra la contribuzione integrativa e la trasformazione dei trattamenti di fine servizio in TFR”.

Si tratta di un riconoscimento di un diritto incontestabile, la cui mancata attuazione avrà come effetto diretto il risarcimento del danno subito dai ricorrenti; ormai non può più sottacersi la discriminazione attuata e perpetrata ai danni del personale che, quotidianamente, si vede limitato nei proprio diritti e nelle proprie aspettative.

Alla luce della richiamata sentenza, quindi, abbiamo deciso di raccogliere le adesioni per un nuovo ricorso volto all’accertamento dell’inadempimento del Ministero della Difesa rispetto all’obbligo imposto dalla normativa sin qui richiamata.

Al ricorso potrà partecipare il Personale ancora in servizio, nonché il personale in quiescenza con il sistema misto/contributivo.

Gli interessati possono contattarci per avere maggiori informazioni.

 

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