L’avvocato non giudica ma ama.

Se un avvocato sceglie di difendere un uomo, lo deve fare fino in fondo e deve credere al suo cliente sempre e comunque, perché esistono due verità: quella fattuale e quella processuale.

Questo mi hanno insegnato in quelle grandi aule dell’Università di Napoli dove ho trascorso anni spensierati della mia giovinezza.

Questo mi hanno, poi, dimostrato i magistrati, più e più volte, nelle aule di giustizia in cui campeggia sempre altisonante la stessa frase: “la legge è uguale per tutti”.

Frase oramai completamente fuori luogo e tempo.

E così, quando mi chiedono: “se ti accorgi che il tuo cliente è colpevole lo continui a difendere lo stesso?”

La mia risposta è sempre questa: “io credo alla verità che mi raccontano e faccio sì che questa sia la verità che appaia ai giudici”.

Io non giudico ma difendo la verità del mio assistito.

Nella mia carriera non ho mai chiesto ad alcuno se quel fatto lo avesse commesso davvero o meno, perché sarebbe compromessa la mia funzione di difensore.

Nel processo penale, la prova si forma all’interno del dibattimento e non fuori.

Quando il tribunale penale decide, lo fa su un fascicolo che è vuoto e che si forma giorno dopo giorno, udienza dopo udienza, prova dopo prova, testimone dopo testimone.

Ecco perché è importante avere sempre lo stesso giudice e lo stesso avvocato.

La strategia iniziale deve essere sempre la stessa e deve essere unica.

Oggi mi trovo a scrivere queste parole, mentre sono in viaggio verso Palermo per difendere un uomo che è stato già condannato da un tribunale penale sulla base del principio che esistono sempre o comunque spesso due verità.

Nel suo caso ha prevalso la verità che lo ha portato ad una brutta condanna.

Io non sono stata il suo avvocato nel processo penale ma oggi lo difendo perché questa condanna ha avuto un risvolto sul suo rapporto di lavoro istituzionale.

È stato rimosso dal suo posto di lavoro e ha perso il suo grado di militare.

Oggi per me sarà difficile difenderlo perché lavoro su una verità già costruita.

Oggi vado a difendere un uomo che sembra essere colpevole sotto tutto i  punti di vista e giuridicamente lo è perché è stato condannato.

Qualcuno mi ha chiesto come faccio io avvocato donna a difendere un colpevole tra l’altro di un reato molto grave commesso ai danni di un’altra donna.

Lo faccio sul principio che esistono due verità e che forse la verità che è prevalsa non è quella vera.

Lo faccio perché nella mia carriera raramente ho visto precedenti di servizio così eccellenti.

Lo faccio perché la condanna è stata data senza la testimonianza della persona offesa che fino all’ultimo ha negato ogni addebito nel confronti dell’imputato.

Lo faccio perché la sentenza si basa su intercettazioni che sono sempre suscettibili di valutazione da parte degli inquirenti.

Lo faccio, da ultimo,  perché credo che a tutti bisogna dare una possibilità, soprattutto ai familiari del mio cliente che oggi ha perso il lavoro e non può più occuparsi di loro.

Lo faccio perché l’avvocato non giudica ma ama.

2 commenti

  1. Avvocato, sa bene che io la stimo. Mi permetto di chiederle: lei avrebbe difeso Lorenzo Bozano? Sembra che avesse confessato ai suoi avvocati, di essere stato davvero lui a strangolare Milena Sutter. Il primo difensore da lui scelto, si ritirò. Il secondo, intervistato dopo la assoluzione ottenuta in primo grado, pronunciò parole ambigue. Se”il biondino” avesse confessato a lei la propria colpevolezza, lo avrebbe difeso come innocente?



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