Viaggio nel Giappone sconosciuto

In questo articolo, riporto il mio diario di viaggio che ho scritto ogni giorno, sui miei canali social, per avere tutto così, sempre, pronto per essere riletto.


Racconto tutte le tappe del mio ultimo tour in nel paese del Sol levante ad agosto 2023 partendo dalla prima tappa non certo giapponese: Singapore.

Singapore prende il nome da un leone che un esploratore avrebbe visto sull’isola.
Poi questo in realtà non era un leone ma una tigre e il nome è rimasto lo stesso.
Singapore è una città dalle mille contraddizioni: super moderna con una mentalità molto antiquata.
Su quest’isola convivono pacificamente cinesi, malesi, indiani e arabi, con i loro quartieri in mezzo ai grattacieli.
Usi, costumi, religioni e cucina diventano una fucina multietnica che non sfugge a chi la visita per la prima volta.
L’odore di quei mercatini, di quelle strade ti resta addosso per tutto il giorno e anche oltre.
Singapore è stata costruita da una maggioranza di donne.
Infatti, dalla Cina, circa un secolo e mezzo fa sono partite migliaia di donne che armate di un berretto rosso, ridotte in schiavitù dalla povertà, mattone dopo mattone hanno costruito questa città. Il berretto rosso serviva a non mimetizzarle tra le macerie dei cantieri ed evitarle la morte.
Singapore per molti e molti anni è stato un cimitero a cielo aperto. Molti cinesi sono periti per fatica, lavoro e povertà per costruirla.
Partivano dalla vicina Cina, dormivano a turni in stanze e costruivano palazzi.
Sono arrivata a Singapore nel mese dei morti affamati, in una giornata molto calda ed umida (ho scoperto che siamo a 100 kmq a nord dell’equatore) e sono rimasta davvero colpita da questa isola che non descriverei certo felice ma sicuramente degna di essere visitata.
Per tutto il mese di agosto, in ogni angolo della città, ci sono altarini dedicati ai morti pieni di cibi offerti per rinfrancare le anime dei defunti che tornano a trovare i propri cari o per calmarle qualora costoro siano morti non in pace.
Girovagando per le strade, con in spalla uno zaino, mi sono sentita sicura. Qui per il delinquente, la pena è certa, mi spiegava la nostra guida italiana.
Oltre alla pena di morte, qui esistono le pene corporali: le fustigate.
Per esempio, imbratti un treno o fumi una sigaretta all’aperto? (qui le sigarette elettroniche sono vietate)
Se ti beccano, ti colpiscono sui glutei con un fuscello di bambù che pare faccia tanto male da lasciarti piegato in due dopo le prime frustate.
Se ti senti male, ti portano in carcere e appena ti rimetti in piedi, continuano a frustarti per il numero stabilito dal giudice.
Singapore è una città che brilla di possibilità e affascina con il suo fascino.

Tokyo

L’incrocio più trafficato del mondo si trova a Tokyo 🇯🇵

Ci sono posti in cui ti senti più sicuro ad invecchiare o ad ammalarti.
Il Giappone ne è uno di questi.
Su ogni banchina c’è un operatore che mette e toglie le pensane per i disabili in carrozzina.
L’Occidente è davvero tanto lontano dall’Oriente 🥲.

«Michikusa 道草 è il vagabondare, passeggiare senza meta. Fare anzi, della meta, un concetto secondario.

È assemblata in questa parola la via 道 (michi) e l’erba 草 (kusa), a significare quei germogli spontanei che spuntano sul ciglio delle strade. L’antica locuzione che la vede protagonista, ovvero michikusa wo kÅ« 道草を食う (letteralmente «mangiare l’erba al lato delle strade»), proviene dalle soste provocate dal cavallo che, per cibarsene, finiva per ritardare il viaggio. Quegli arresti non programmati, l’indugiare in posti non pianificati, facevano sì che chi viaggiava in groppa all’animale si attardasse: perdesse tempo e insieme guadagnasse esperienze inaspettate. […]

Così l’inizio di un viaggio, uno riuscito – nel senso di qualcosa che ci ha tolto di dosso qualche peso e ce ne ha aggiunto uno nuovo, che ha risposto a qualche domanda ma ce ne ha fornite tante altre – è un inarrestabile cambiare, non solo del proprio modo di vedere, ma anche del luogo verso cui si è diretti.

Non avere fretta di arrivare! Raggiungere la meta è davvero poca cosa.

Né sottrarsi la scomodità dell’imparare, né la gioia di fallire e di trovare un’altra gioia, un poco dietro il dispiacere. Non è giusto neppure privarsi del rammarico iniziale del perdere la strada. Si sarà risarciti da memorie nuove, e molto care.»

da «Wa, la via giapponese all’armonia» @tea.libri e @vallardi_editore

Oggi 29 agosto, Oggi cambio tipo di treno e direzione
🇯🇵🍀

Kanazawa ed i suoi riti e  tradizioni

La parola “geisha” significa “artista”, ed essere geisha vuol dire essere valutata come un’opera d’arte in movimento.

Memorie di una geisha

La cerimonia del tè a Kanazawa.
Kanazawa insieme a Kyoto è una delle città che ha conservato meglio le tradizioni giapponesi. In particolare, Kanazawa fino a qualche anno fa non era collegata con i treni ad alta velocità a Tokyo ed era completamente chiusa al turismo. Credo che sia una delle perle del Giappone perché conserva ancora intatti riti e tradizioni. Una di queste, è la cerimonia del tè.
Una pratica zen che i giapponesi hanno ereditato dalla vicina Cina. Si tratta di una vera e propria cerimonia in cui, noi, per esempio abbiamo bevuto tè matcha purissimo. Tutto si svolge in una stanza da tè dove gli ospiti vengono fatti accomodare in una sala, completamente scalzi. Dura nella sua forma più breve circa 45 minuti. Agli ospiti, prima viene offerto un dolce perché il sapore del tè è amaro. non aspettatevi certo tè e biscotti. Tutti i movimenti della maestra della cerimonia sono molto lenti e precisi e si concludono con la preparazione del tè che viene servito in una sola tazza perché la bevanda va condivisa tra tutti. L’odore amaro del tè pervade in tutta la stanza ed unitamente ai lenti movimenti della maestra della cerimonia, rilassano i presenti e creano un clima di serenità e pacatezza. Il tè matcha è uno dei tè più pregiati al mondo, conserva in se una serie di caratteristiche che fanno si che viene chiamato il tè dell’eterna giovinezza.

Un giorno all’Onsen

Continua il mio viaggio in Giappone, un viaggio interiore prima che vacanza. Oggi mi trovo in un Ryokan, tipica locanda giapponese con piscina termale all’interno. Un momento di riposo dopo kilometri fatti. Qui ci si riposa e si riprende contatto con se stessi dopo aver visitato le città. Il tempo passa tra l’Onsen, che è un bagno termale e poi si fa una cena tipica. Si dorme infine sul futon e, ritemprati, ci si rimette di nuovo in cammino.

Kyoto di notte.

Quando anni fa ho letto il mio primo romanzo giapponese, Memorie di una geisha, non avrei mai pensato che mi sarei trovata faccia a faccia con una di loro, camminando a Kyoto per le vie di Gion, il loro quartiere.

Non avrei mai pensato di vederle danzare in modo leggiadro, sinuoso ed elegante come loro solo sanno fare.

Non avrei mai pensato di vedere da vicino come si alzano da sedute, senza che lo spettatore se ne accorga.

E così, dopo circa 20 anni dalla fine di quel romanzo, sono qui, a Kyoto, forse la città più bella del Giappone.
Una città densa di storia e tradizioni.

Stamattina, appena sono arrivata, di corsa sono andata in un negozio di kimoni.
Ho toccato quelle sete fluttuanti, una diversa dall’altra, e mi sono lasciata andare ad un incauto acquisto: il mio primo kimono di seta.

La cura con cui la commessa me lo ha fatto indossare, come mi ha insegnato a legare la cinta, mi hanno riportato ancora una volta alla cultura giapponese della perfezione, a tutti i costi.

Nel tardo pomeriggio, siamo riusciti a trovare i biglietti per il teatro Kabuki, patrimonio dell’unesco, in cui si sono anche esibite una maico (praticante geisha) ed una geisha.

Ed infine, dopo lo spettacolo, ci siamo seduti in un ramenya, e abbiamo mangiato un ottimo ramen!

Camminare per le strade di Gion, atteaversare il fiume, entrare nei templi buddisti che di notte, hanno una magia diversa, è stato come entrare in un mondo sconosciuto e misterioso m senza dubbio affascinante…

I giardini zen di Kyoto  e le meditazioni

“…Ho imparato a lasciarmi ispirare dalla natura, osservarla con occhi meravigliati attraverso lo Yugen per apprezzarne tutta la bellezza, la beatitudine la pace, ho imparato a capire cosa vuol dire fermarsi in silenzio davanti ad un giardino zen e a trovare la pace anche davanti ad un mare mosso…”

Il mio viaggio in Giappone…

Kyoto di giorno…

Kyoto di giorno, ha tutto un altro aspetto. I segreti delle geishe, il fascino ed il silenzio delle vie di Gion, lasciano lo spazio ai rumori, sempre ovattati, delle strade affollate da turisti che restano affascianti dall’elegante artigianato di questa città. Oggi sono riuscita a pranzare in un ristorante come quello di Kiss me Licia (chi non ha visto questo cartone animato e non ha avuto l’acquolina in bocca per le frittate che Marrabbio cuoceva sulla piastra teppanyaki – in giapponese Okonomiachi).
Per le vie di Gion puoi trovare dal ristorante che cucina il pesce palla (ci vuole un particolare patentino per questo pesce velenoso) alla pasticceria più buona di Kyoto che fa degli ottimo dolci, tra cui il mio preferito: il Melonpan!

Uno strano selfie a Nara 🙏🏻 con il cervo, messaggero degli dei e sacro a Buddha.

Questa è la statua più grande di Buddha in Giappone. Per costruirla, hanno impiegato tutte le risorse del paese e l’imperatore di allora, stava facendo fallire il paese…

Fushimi Inari

La luce del tramonto, qui in Giappone, rende questo susseguirsi di mille porte (tori) di un colore davvero particolare. Queste porte collegano il tempio ad una mantagna, ogni porta è stata offerta alla divinità Inari da qualcuno per avere fortuna nella propria attività.
Oggi i più grossi colossi industriali giapponesi, ogni anno, rendono omaggio con grosse donazioni alla divinità Inari a cui è dedicato il tempio, oggi metà di culto da tutto il Giappone e da tutto il mondo.
Questo è il tempio dedicato agli affari e al bussines nella terra del Sol Levante

Non vedevo l’ora di iniziarlo, leggerlo sul treno in Giappone ha tutto un altro gusto. @lauraimaimessina fa amare e conoscere la parte più bella e spirituale del Giappone nel mondo. ❤️

Hiroshima

Ci sono pagine della storia che sarebbe meglio cancellare, ci sono pagine della storia che purtroppo continuano a ripetersi e gli attori sono sempre gli stessi.
I bambini di Hiroshima continuano a fare origami e a credere nel sogno della pace ma questo sogno purtroppo tarda sempre di più ad avverarsi.
Si dedicano sempre poche righe nei nostri libri di storia a pagine così brutte e così vergognose.
Gli abitanti di Hiroshima erano convinti che l’America non li aveva mai bombardati perché erano un popolo fortunato e gli dei stavano preservando la città dalle bombe che avevano colpito tutto il Giappone.
Ma non era così.
Hiroshima era la città perfetta, cinque chilometri di estensione.
Il teatro perfetto per far brillare Little boy, quella bomba che avrebbe dovuto insegnare al mondo chi erano i buoni e chi i cattivi.
Oggi, a quasi 80 anni da quel 6 agosto del 1945 mica l’ho capito davvero da che parte sta il male e da che parte sta il bene.
E le guerre continuano a ripetersi, cambiano i teatri e si passa dai Balcani all’Afganistan fino alla Russia.

Il genere umano è perdente.

Oggi, appena sono arrivata qui, su quest’isola, un senso di nausea e vomito mi ha pervaso ed è rimasto tale fino a quando non sono entrata in camera e ho chiuso gli occhi cercando di dimenticare tutto anche gli occhi della nostra guida, terza generazione dal bombardamento.

We shall remember
We must remember
For only in memory
Is there some hope for us all ❤️🥲🙏🏻

A Casalbordino, il mio paese di origine, si mangiano le cozze ripiene di cacio e uovo, qui in Giappone si mangiano le ostriche ripiene di cacio… e sono una delizia 😋 …

Muajima, l’isola sacra

A circa 40 minuti da Hiroshima, c’è Myajima (isola sacra). Un luogo incantato dove il tempo è segnato dall’alta e dalla bassa marea. Camminando per le strade, ci sono tanti piccoli e grandi templi sia shintoisti che buddhisti.
Si dice che i Giapponesi nascano shontoisti e muoiano buddisti.
Un isola che dá tanta serenità per chi la visita. Puoi trovarti a camminare in mezzo ai daini, animali sacri agli dei, essere avvicinato da loro che vogliono solo essere accarezzati.

Il rintocco delle campane del tempio buddista si mescola ai canti delle cerimonie shintoiste.

Una piccola stradina, lastricata di negozi, collega il porto al tempio principale.

Non si può lasciare l’isola senza aver assaggiato le ostriche arrosto (una vera delizia per il palato) e bevuto una fresca limonata.

Il piatto tipico di Hiroshima è l’hokonomyaki, una specie di frittata di pasta con verza, maiale, formaggio e soia… una vera prelibatezza 🫥

Osaka, una strana città

Osaka è una strana città, appare all’inizio brutta, senza quell’anima e spiritualità di tutte le città giapponesi.
Passeggiando per le strade, sembra di vivere dentro un manga. Le musiche, i suoni, gli odori e persino la gente ti portano in mondi lontani.
E poi, ti accorgi che sei in Giappone, perché ad ogni angolo c’è una persona gentile che fa del suo meglio per farti stare bene.
Scorrendo tra le foto che ho pubblicato questa sera (qui è ora di andare a dormire) troverete una cassetta musicale. Stasera, me l’ha regalata un anziano tassista che, pur non parlando una parola di inglese, ha capito che mi piaceva quella musica giapponese, anni 70 che ascoltava.
Una delle cose che mi mancherà di questo posto è l’estrema gentilezza di tutti, di chi fa sentire il turista a casa, anche se lontano migliaia di chilometri dalla propria. ❤️

Ultima tappa prima: il Castello di Himeji.
uno dei tre castelli di samurai  perfettamente mantenuti dalla sua costruzione

Mi ha sorpreso apprendere che la parola samurai voglia dire: servire.
Nathan Algren (Tom Cruise), in Edward Zwick, L’ultimo samurai, 2003

La bellezza della fine.

«Esiste in giapponese una parola, un concetto che racchiude la fine e la sua bellezza, «la bellezza della fine», il «bel finale». È yūshū no bi 有終の美, che ha in coda il kanji di «fine» (終) e, in testa, quello di «essere» (有). Un’espressione che si usa in coppia con la «bellezza» che è bi (美).

YÅ«shÅ« no bi è lasciare pulito un bagno dopo l’utilizzo, l’abitudine di piegare a triangolo la carta igienica per facilitare chi verrà dopo, smistare i rifiuti, ripiegare i teli dopo aver fatto hanami; è mettere in ordine i banchi, strofinare le superfici e i pavimenti prima di lasciare un’aula, come ai bambini giapponesi si insegna a fare a scuola. […]

Un concetto che si può adattare a ogni situazione. È l’insignificanza della vita che nella fine sa acquistare peso, volume e bellezza.» da «Wa, la via giapponese all’armonia» @vallardi_editore

Così finisce questo mio viaggio nel Giappone sconosciuto, in un paese che mi ha lasciato tanti sentimenti contrastanti ma che ha riempito il mio bagaglio personale di tante  sensazioni ed emozioni nuove…

ありがとう日本

Arigatō Nihon

(Grazie mille Giappone)

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